(a cura del dott. Luigi Carotenuto)
Il Gioco della Sabbia è un metodo/tecnica/terapia non verbale con il quale rendere per immagini e simboli la propria esperienza interiore attraverso il contenuto riportato sulla sabbiera.
Storia
«Descrivere le origini del gioco della sabbia nella psicoterapia infantile significa parlare di due donne: Margaret Lowenfeld, pediatra inglese che lo ideò e Dora Kalff, psicoterapeuta svizzera, allieva di Jung, che ne promosse la diffusione. Dobbiamo l’idea di utilizzare la sabbia come strumento terapeutico, al lavoro pionieristico e visionario di Margaret Lowenfeld. Nel 1928 fondò a Londra una clinica di psicologia per bambini che, in pochi anni, divenne punto di incontro tra psicoterapeuti provenienti da tutto il mondo. Scelse di dedicarsi alla ricerca di strumenti per comprendere le fantasie e le esperienze dei bambini che non potevano essere espresse con le parole. Lontana dall’approccio interpretativo imperante nel mondo psicoanalitico dell’epoca, Margaret Lowenfeld concepiva il gioco come funzione naturale dell’essere bambino e collegava il giocare allo sviluppo emotivo infantile. Così Margaret Lowenfeld racconta in uno dei suoi scritti, pubblicato per la prima volta sei anni dopo la sua morte, la nascita del suo approccio all’utilizzo del gioco nella terapia con i bambini: L’idea di utilizzare dei giocattoli mi venne dal ricordo del libro di H.G. Wells Floor Games - Giochi sul pavimento (1911) che mi aveva particolarmente colpita da bambina. Allontanatami dalla pediatria ortodossa, decisi di occuparmi dei disturbi emotivi dell’infanzia e questo ricordo si trasformò in azione. Iniziai a collezionare materiale eterogeneo tra cui perline, bastoncini di legno, scatole di fiammiferi, semi, pezzi di carta e cartoncino colorato e piccoli giocattoli che conservavo in un contenitore soprannominato dai bambini “la scatola magica” (Lowenfeld, 1979, trad. dell’autore). Il passo successivo fu la costruzione di due sabbiere in metallo in cui i bambini potessero giocare con la sabbia asciutta o bagnata e collocare gli oggetti della “scatola magica”. Così nacque il metodo che Margaret Lowenfeld studiò e approfondì per il resto della sua vita: la World Technique (Tecnica del Mondo). Dora Kalff conobbe Margaret Lowenfeld nel 1956 a Zurigo, durante una sua conferenza sulla World Technique. Rimase colpita dalla tecnica e, conservandone l’impianto metodologico, descrisse i processi osservati nella sabbia servendosi dei concetti della psicologia analitica di Jung. La Kalff chiamò questo strumento terapeutico Sandplay e contribuì alla sua diffusione e conoscenza in tutto il mondo, fino a fondare nel 1985 la Società Internazionale per la Sandplay Therapy».
(Cinzia Chiesa, Script in the sand, 2011)
Modi di utilizzo
«Montecchi (2012) ha evidenziato i vari modi in cui può essere utilizzato il Gioco della Sabbia: 1) un metodo terapeutico analitico; 2) un’occasione espressiva; 3) una possibilità di rappresentazione di esperienze emotivamente importanti espresse senza parole (come nella psicopedagogia); 4) un dispositivo al servizio dell’apprendimento e della formazione del carattere; 5) una tecnica espressiva di contenuti interni senza teorie di riferimento e senza una relazione terapeutica; concludendo che chiunque può usare il Gioco della Sabbia come tecnica, ma se invece è insieme tecnica, teoria e metafora e tiene conto del mondo interno dell’individuo, della relazione terapeutica, degli eventi del mondo esterno che coesistono nella seduta, se in definitiva ha un’anima, il Gioco della Sabbia è una terapia analitica a tutti gli effetti e solo in questo caso, come affermava Dora Kalff, merita il nome di Sandplay Therapy, proprio rispettando quanto concordato tra la Kalff e la Lowenfeld».
(Stefano Marinucci, da Giocare con la Sabbia, pp. VIII-IX, Alpes, Roma, 2019)
Dai bambini agli adulti
La Kalff, quando iniziò ad utilizzare il Gioco della sabbia lavorava solo con i bambini ma, alcuni genitori, avendo constatato che le sue terapie oltre ad aver migliorato i propri figli, avevano cambiato anche loro, le chiesero spiegazioni su cosa aveva fatto con i loro figli. Lei rispondeva semplicemente che era difficile spiegare cosa avveniva ma che, se volevano, potevano fare la stessa esperienza. Così, alcuni genitori a loro volta hanno lavorato con la sabbia e ne hanno tratto grandi benefici.
(L'autrice lo racconta in: Alcune domande a Dora Kalff, intervista di Paolo Aite, tratta da Percorsi dell'immagine, n° 39-1989, Rivista di Psicologia Analitica).
Floriana Di Giorgio scrive:
«All’inizio la Kalff utilizzò il “Gioco della Sabbia” solo nell’età evolutiva, successivamente lo estese anche all’età adulta, permettendo in tal modo, anche in una fascia d’età in cui il linguaggio è pienamente strutturato, un contatto con l’esperienza ludica, rompendo così l’egemonia della parola e consentendo un’esperienza emozionale profonda, attraverso la quale anche l’adulto può regredire al gesto per elaborare gli eventi disturbanti. Jung stesso approvò l’utilizzazione del “Gioco della Sabbia” che ne aveva fatto la Kalff. Nonostante ciò non scrisse nulla sull’argomento, ma egli stesso può essere considerato un antesignano di tale gioco, quando sulla riva del lago, vicino alla sua casa a Kusnacht, fece un gioco creativo di costruzione di case, castelli e villaggi per recuperare la sua vita creativa, dopo la dolorosa rottura con Freud
(Ryce-Menuhin J., 2004)».
Uso bidimensionale: È possibile usare soltanto la sabbia creando dei disegni con le dita o plasmandola, impastandola, modellandola per ottenere delle forme, utilizzando anche pigmenti di colore naturale in polvere (fare dei veri e propri quadri di sabbia).
Uso tridimensionale: Ognuno può utilizzare una serie di oggetti, miniature che rappresentano in scala ridotta il microcosmo mondo: animali, piante, macchine, aerei, personaggi verosimili e fantastici, case di ogni genere, recinti, oggetti in stile diorama o casa delle bambole nonché elementi della natura quali: foglie, conchiglie, minerali, pietre, legni. In questo caso si può parlare anche di scene vere e proprie, che si possono immaginare in movimento e in evoluzione, non soltanto statiche (infatti in alcuni casi vengono riprese nelle sedute successive con gli stessi personaggi). La psicologa-psicoterapeuta Federica Magarini in un seminario di Sandplay dedicato al simbolismo degli animali ha seguito i movimenti del gatto che la paziente ha messo in scena, creando un vero e proprio «film» in slow movie, ripreso con il cellulare dall’analista.
Dimensioni e strumenti: La sabbiera ha generalmente delle misure prestabilite: 57x72x7. Queste dimensioni corrispondono alla sezione aurea e al campo visivo umano. Si utilizzano principalmente due sabbiere, una con sabbia asciutta, l’altra umida per lavorare la sabbia, alla quale si può aggiungere acqua. Il fondo della sabbiera è azzurro/blu per rimandare sia all’elemento acqua/mare che al cielo. Questo metodo coinvolge il corpo e attiva processi inconsapevoli che possono rappresentare una possibilità nuova, curativa e creativa insieme.
Il femminile nella sabbia Io credo che la concezione del mondo implicita nella fisica moderna sia incompatibile con la nostra attuale società, la quale non riflette l’armonioso interrelarsi delle cose che osserviamo in natura. Per raggiungere un tale stato di equilibrio dinamico sarà necessaria una struttura economica e sociale radicalmente differente: una rivoluzione culturale nel vero senso della parola. La sopravvivenza della nostra intera civiltà dipenderà dalla nostra capacità di effettuare un simile cambiamento. Essa dipenderà, in definitiva, dalla nostra capacità di assumere alcuni degli atteggiamenti yin del misticismo orientale, per esperire la globalità della natura e attingere l’arte di vivere in armonia con essa. (Fritjof Capra, Il Tao della Fisica)
Estelle Weinrib, nel suo libro «Immagini del Sé», in uno dei capitoli ha scritto anche del recupero del femminile attraverso il Gioco della Sabbia. Una delle peculiarità del metodo, «sta nel ristabilire l’accesso agli elementi femminili della psiche, sia nell’uomo che nella donna. Elementi che sono stati repressi nella cultura ebrea e cristiana e occidentale». Il femminile qui non è limitato al genere, in ottica junghiana tutti noi siamo androgini a un certo grado, così come abbiamo ormoni maschili e femminili così abbiamo caratteristiche psicologiche controsessuali. La terapia del Gioco della Sabbia, nei suoi aspetti concreti, spontanei ed emotivi ha caratteristiche peculiarmente femminili. Il paziente si rapporta alla sabbia che rimanda alla Terra, a sua volta elemento femminile per eccellenza, alla materia, mater, nutrimento e origine. Lo yin, principio femminile, è inoltre connesso alla spiritualità e all’intuizione. Il Gioco della Sabbia rimanda alla dimensione sacra del rito, del contenimento femminile attraverso le dimensioni circoscritte e il limite nello spazio della sabbiera. Così ha scritto Dora Kalff in una comunicazione personale con l’autrice: «Scavando con le nostre mani noi stiamo attivamente lavorando nella terra, scavando fuori le energie del femminile. Questa attività femminile può dare accesso immediato allo stato trascendente più profondo. Riattivare il femminile può essere un modo per riattivare lo spirito. Secoli di rimozione della realtà femminile hanno portato all’inaridimento dello spirito, alla rigidità e al dogma. I nostri impulsi religiosi più profondi sono stati bloccati».
Sabbie e neuroscienze
Ivan Paterlini ha scritto che «Il Gioco della Sabbia mira a ricreare anche questi ponti tra i nostri diversi cervelli (dal più antico alla neocorteccia, e che rappresentano anche le possibilità simboliche presenti negli oggetti a disposizione per le sabbie), per una nuova riconnessione del corpo».
(Scenari interiori. Il Gioco della Sabbia tra psicosi e creatività, p. 21, Milano, Mimesis, 2018).
Ruth Ammann ha proposto uno schema di interpretazione simbolica dello spazio sulla sabbiera collegata alle funzioni degli emisferi sinistro e destro
(Ruth Ammann, Sandplay. Immagini che curano e trasformano. La biblioteca di Vivarium, Milano, 2000).
Contatto e memorie: esperienze multisensoriali con le sabbie
L’esperienza del contatto con la sabbiera può attivare o riattivare memorie ancestrali, ricordi precisi, muovendosi su piani multisensoriali: toccare la dimensione uditiva attraverso il suono della sabbia sul fondo; quella tattile, con un contatto che richiama le prime esperienze infantili; la dimensione immaginativa, attraverso la disposizione degli oggetti e/o la creazione di forme libere. Ognuno può creare un personale quadro di sabbia lasciandosi ispirare su un piano intuitivo o più intellettivo, alternando o intrecciando processo creativo e cognitivo, una parte inconscia e quella più consapevole. Il Quadro di Sabbia può essere parte di un processo più lungo, che richiede una sequenza di sabbie che sviluppano un tema, per esempio (una serie). Chi realizza la sabbia può lavorare interiormente (ripensandola, rivivendo le sensazioni corporee ed emotive provate) con l’immagine ultimata fino al successivo incontro prima di iniziarne un’altra che può avere motivi ricorrenti oppure totalmente nuovi. Si può sognare un quadro di sabbia per poi realizzarlo (mi è accaduto personalmente, verso la fine di giugno di quest'anno ho sognato il simbolo della Croce al centro della sabbiera). Le sabbie sono spesso accomunate ai sogni perché rappresentano delle scene per immagini. Nello «spazio libero e protetto» della sabbiera, come lo definiva Dora Kalff, chi realizza la sabbia può trovare un canale espressivo nuovo e imprevisto, provare sensazioni inedite (« spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto a cui l’intelletto si affanna inutilmente», scriveva Jung).
Il terapeuta compagno discreto e silenzioso nel lavoro con le sabbie
L’analista non interferisce nel processo creativo, accompagna tuttavia il compagno di analisi con sguardo e presenza discreti e vitali, accogliendo le emozioni che può generare il lavoro sulle sabbiere (emozioni di rabbia, dolore, pianto, rievocazioni di momenti traumatici o penosi come di momenti felici e nostalgici), in ascolto e silenzio partecipi del vissuto e del portato creativo, esistenziale ed emozionale dell’altro. Quando chi sta lavorando ritiene finito il quadro di sabbia può dargli un titolo. Durata prevista per ciascuna sessione individuale di Gioco della Sabbia: 45 minuti.
Poesia di Yves Bergeret per introdurre al Gioco della Sabbia
Il tuo primo inverno
Verso la fine del tuo primo inverno
appoggiandoti al cesto di vimini che spingi davanti a te
cominci a muoverti in piedi da solo.
Il cesto è lieto di sentire la tua forza.
Scivola sul pavimento.
Scivola come una lunga canzone sul mare.
Tu e il cesto fate andare la vostra lunga canzone.
Essa risveglia il pavimento e la terra del giardino
che l’inverno aveva assopiti affinché recuperassero energie.
Tu senti la canzone che il tuo cesto farà rotolare fino al mare.
Già circolava sulla neve scricchiolante della montagna.
Oggi sei tu che canti nel cavo delle nostre orecchie.
Tu e il cesto raccontate una gran bella storia
perché ora sai andare avanti e indietro
come il pettirosso nel giardino.
Ascolta bene, il rumore netto e lieve del cesto di vimini
è il suono nato da tutte le nostre storie,
da tutti i nostri viaggi per montagne e pianure,
lungo rivi profondi e acque calme.
Al di là del giardino, il fiume
fa rotolare lievemente le sue sabbie.
Anche lui è felice di far correre sul suolo le sue acque
e le sue sabbie.
Ascolta come il fiume attraversa l’inverno
mescolando le sue sabbie.
Molto lontano da lì, dove la neve copre la montagna
tutto l’inverno i
l fiume sfregando la roccia ne ha preso i granelli
per farne sabbia. E la porta fin qui
e la porterà fino al mare.
A volte sei tu con il tuo cesto che chiami la sabbia
e incoraggi il fiume.
Sei tu, l’amico della sabbia.
Il fiume viene a deporla vicino a te.
Il fiume ti ascolta. Spinge e spinge la sabbia e le dice:
«sabbia, disegna un grande orecchio
per ascoltare il bambino e gli uccelli e il vento».
«Sabbia, disegna una bocca
per posare un bacio sulla fronte di coloro che ami».
«Sabbia, disegna un’ala grande come una casa.
Si leverà dal fondo delle acque, con tutte le sue lunghe piume,
per andarsene ora di qua, ora di là
come un bambino che muove i suoi primi passi».
(traduzione di Francesco Marotta)
Questo testo introduttivo al Gioco della Sabbia è stato presentato dal dottor Luigi Carotenuto il 28 giugno 2026 in occasione di un festival dedicato al benessere: Essere 480, a Pieve di Vernasca (Piacenza).